domenica 29 aprile 2012

La Torta Focaccia e la prima pedalata

Ieri finalmente abbiamo slegato le nostre biciclette! Abbiamo aperto i lucchetti e le abbiamo liberate dalle pesanti catene cementate che da questo inverno le tengono legate l'una all'altra nel ricovero all'aperto dove trascorrono il letargo invernale. Lo abbiamo fatto per unirci al raduno organizzato lungo Via dei Fori Imperiali per promuovere una città più a misura di ciclisti




In un pomeriggio romano assolatissimo e caldo, abbiamo spolverato, nel senso letterale del termine, le nostre bici dalla coltre di polline di pioppo che le ha ricoperte nelle ultime settimane, abbiamo gonfiato le gomme ed effettuato la ordinaria manutenzione e via verso il Colosseo!
Noi che viviamo a ridosso della pista ciclabile che attraversa Roma da nord a sud (pista tiberina) costeggiando il Tevere, da Castel Giubileo a Ponte Galeria, siamo sensibili al tema. La ciclabile la usiamo e la vorremmo usare di più! Certo, però, la nostra non è una città facile per i ciclisti. In strada e non solo.  




Pensate che i condomini che accettano di attrezzare uno degli spazi comuni per ospitare le biciclette dei condomini sono una vera rarità. La normalità è torturare verbalmente e a suon di minacce chi si appropria di un paletto per legare il suo eco-mezzo di trasporto. Quindi le difficoltà dei ciclisti a Roma, iniziano in casa propria per tutti quelli che non possono tenersi la bici in una proprietà privata (giardino, terrazzo, cantina, soffitta, box, garage...).
E fuori è anche peggio. Una bicicletta a Roma infastidisce, parcheggiata o in movimento che sia; disturba la prepotenza delle autovetture e dei loro padroni. 
E per di più, le biciclette sono oggetto di furto, sicuro al 100%. 
Non è un rischio, è una certezza. 
E non importa neppure che tipo di catorcio possiedi, è matematica, te lo fregano lo stesso! 
Ma per fortuna i ciclisti ci sono e pure tanti e con il consolidarsi della crisi economica non potranno che aumentare nel numero, nell'importanza e nella considerazione dei romani stessi e delle autorità capitoline.  


Per l'occasione ho preparato una particolare pizza-focaccia-torta rustica. 
Non saprei bene come definirla, direi che torta focaccia sia la definizione più calzante. Volevo qualcosa che fosse facile da portare e più leggera di un panino. 




Questa ricetta l'ho vista sul secondo numero di Sale&Pepe kids e mi ha incuriosita moltissimo: ne è uscito un impasto molto versatile e di rapida esecuzione. Una validissima idea per un buffet, un pic nic o per un brunch veloce.  


La Torta Focaccia


Ingredienti per uno stampo da 24 cm


180 gr di Farina 00

3 uova


100 gr di yogurt 


2 zucchine


8 pomodorini ciliegia

1 patata lessa 


80 gr di grana padano


1 bustina di lievito per 
torte salate 


prezzemolo 


erba cipollina 


olio extra vergine d'oliva


sale e pepe


Lessate la patata con la buccia, spellatela e lasciatela freddare. 
Tagliate i pomodorini e privateli dei semi. Riducete le zucchine a dadini e saltatele in padella con due cucchiai di olio. Quando sono quasi cotte unite i pomodori e la patata lessa a cubetti e cuocete tutto insieme per un paio di minuti. Poi lasciate riposare le verdure a fuoco spento, aggiustando di sale e pepe. 
Occupatevi dell'impasto sbattendo le uova con 3 prese di sale, circa 70 gr di olio extra vergine d'oliva e lo yogurt. Aggiungete il formaggio grattugiato (io ho usato grana padano, ma si può tranquillamente usare del provolone dolce o piccante, del gruyère o del pecorino a seconda dei gusti), due cucchiai di prezzemolo finemente tritato, due cucchiai di erba cipollina e gradualmente incorporate la farina. 
Per ultimo unite il lievito e mescolate benissimo. L'impasto risulta un pò duro, ma a parte il doverlo livellare per bene nello stampo rivestito di carta forno, non comporta nessun inconveniente per la buona riuscita della ricetta. 
Distribuite sul composto le verdure il più uniformemente possibile e infornate nel forno già caldo a 180° per 50 minuti. 




Con questa ricetta partecipo al contest picniKiamo! di Giovanni del blog Peccato di Gola.







giovedì 26 aprile 2012

Pappa per le pance

Questo primo piatto sa di primavera, di sole, di rinascita, di vita, di fioritura... 
L'ho consigliato a una delle mie amiche che sta vivendo questa primavera con il pancione e deve fare il pieno di ferro. Per integrare il fabbisogno di ferro in gravidanza, senza ricorrere a integratori, bisogna consumare gli alimenti giusti a ogni pasto. E di tanto in tanto la fantasia si esaurisce... 
   
Arrivo io in soccorso! 
Approfittando dei prodotti di stagione, gli asparagi sono l'ideale.
Naturalmente questo interesse per le gravidanze altrui mal cela un desiderio... il secondo bambino? il bis? magari una bambina? Sì. Meglio non nasconderlo ipocritamente: improvvisamente vorrei diventare una bis mamma! Proprio io! Quella che "uno è poco e due so' troppi!" 
E a sentire le diverse campane c'è da stordirsi di: "nooooo macccché sei mattaaaa??" oppure "Siii! Evviva è una cosa bellissima!" 
Che poi l'unica voce che conta è quella di dentro, quella profonda della pancia, e lei dice: Sì, questa pancia vuole accogliere un nuovo bimbetto. 
Poco contano le argomentazioni razionali, il lavoro precarissssssimo e la casa piccolina, di fronte al desiderio di maternità e ancora di più, di famiglia. Già perché una coppia, con un bambino solo è un pò meno famiglia, non vi pare?   

 Ne passerà di acqua sotto ponte Marconi e ne passeranno di pappe nella mia pancia prima di concretizzare il desiderio. Ma ammetterlo con onestà, dirlo apertamente e diffonderlo nel web (e quanti sarete mai a leggerlo??!! O_O) è un buon inizio. 

Carbonara monferrina 


Ingredienti per una coppia con bambino:


200 gr di pappardelle all'uovo secche 
1/2 mazzo di asparagi
due tuorli d'uovo freschissimo
80 gr di pancetta affumicata
100 gr di ricotta piemontese (vaccina) 
uno spicchio d'aglio
50 gr di parmigiano reggiano grattugiato
2 cucchiai di olio extra vergine d'oliva
sale e pepe a piacere



Iniziate pulendo gli asparagi: usate un pelapatate per eliminare la parte più fibrosa e tagliate l'estremità legnosa. 
Mettete a bollire l'acqua e salatela.
In un'ampia padella scaldate l'olio extra vergine con lo spicchio d'aglio schiacciato e incamiciato. Aggiungete la pancetta tagliata a dadini e gli asparagi a rondelle o losanghe con qualche cucchiaio di acqua. Saranno cotti quando saranno teneri, infilzandoli con la forchetta.
In una ciotola sbattete i tuorli con una presa di sale, pepe, il parmigiano e la ricotta. Per rendere il condimento più cremoso schiacciate separatamente la ricotta con la forchetta e poca acqua di cottura della pasta e poi unitela alle uova sbattute.
Scolate la pasta al dente e saltatela nella padella con asparagi e pancetta, ricordando di togliere lo spicchio d'aglio perché a questo punto avrà esaurito la sua utilità in questa ricetta. 
Dopo un paio di minuti, spegnete il fuoco e versate sulle pappardelle il composto di uova e ricotta. Amalgamate bene, ma abbiate cura di non cuocere  ulteriormente la pasta. L'uovo in questa ricetta deve restare crudo, così da mantenere intatte le sue proprietà nutritive!! 
Completate con altro pepe e parmigiano se vi piace. 
Servite subito!! 
    

lunedì 23 aprile 2012

Saltimbocca alla Francesca (romana)


Le ricette della cucina tradizionale romana sono così semplici e sbrigative che sono entrate 'de prepotenza' anche nelle abitudini culinarie delle cuoche romane moderne e dei romani adottivi. Andando così a memoria, la maggior parte delle ricette richiede per la preparazione un quarto d'ora, al massimo. Penso per esempio alla carbonara, al cacio e pepe, alla stracciatella, agli spaghetti ajo e oio e peperoncino, alla panzanella, al crostino con le alici... Le ricette più elaborate non ti impegnano più di mezz'ora comunque, e solo in pochissimi casi sono richieste lunghissime cotture. In questo senso quella romana è, più di quanto non accada per altre cucine regionali e tradizionali, una cucina quotidiana piuttosto che delle grandi occasioni. E ancor di più se si pensa alla povertà degli ingredienti più caratteristici: ceci, fagioli, uova, baccalà, cotenna di maiale, semolino...
I saltimbocca alla romana sono forse tra i piatti più pregiati della cucina romana (essendo a base di carne di vitella e prosciutto crudo) e si prestavano perfettamente al nostro pranzo di sabato in occasione del 2765esimo Natale di Roma (e mi domando: perché contare gli anni alla città eterna??) accompagnati semplicemente da un'insalata di lattuga romana freschissima.



Ma stavolta li ho preparati in una versione tutta mia, utilizzando ingredienti che non rispettano la ricetta originale, pur mantenendo l'aspetto esteriore classico del piatto e soprattutto, l'aroma utilizzato,
la salvia.                                                    

Ingredienti per 2 persone:

250 gr di petto di pollo a fettine sottili 
8 fettine di lonzino
8 foglie di salvia
8 stuzzicadenti
30 gr di burro
una spruzzata di vino bianco secco
pepe nero 

Confezionate i saltimbocca partendo dalle fettine di carne; posizionateci sopra l'affettato e per ultima la foglia di salvia. Fermate i tre strati con uno stuzzicadenti. 
Cuocete in un'ampia padella antiaderente con 15 grammi di burro, dopo un paio di minuti sfumate con il vino bianco e rigirate i saltimbocca. Aggiungete una macinata di pepe nero. Impiattate i saltimbocca e preparate, molto rapidamente, una salsina con il fondo di cottura e il burro rimasto. Versatela sulla carne e mangiate immediatamente!

Non so esattamente per quale motivo si chiamino saltimbocca... tuttavia mi sento di azzardare, che è per via della rapidità con cui si devono mangiare prima che si raffreddino e diventino delle vere suolette di scarpa!
Se qualcuno ne sa più di me, beh, si faccia avanti!

Un consiglio: non salate la carne; l'affettato è già molto saporito di suo ed è sufficiente a mio avviso. 



La "colpa" di questa rivisitazione è da imputarsi alla banda dei broccoli e al loro contest SPQB a cui partecipo e che mette in palio il libro "Roma fuori pista".  



sabato 21 aprile 2012

Orate agli agrumi: un grande piacere

Finito (quasi) definitivamente il tempo degli aperitivi, quello in cui al dovere seguiva il piacere, la stagione che sto vivendo è senza ombra di dubbio quella degli imperativi. Dovere, dovere, dovere e doveri. Gli spazi dedicati ai piaceri negli ultimi anni si sono fatti per me sempre più angusti, e forse proprio per questo i piaceri hanno imparato a diventare più sottili ma anche più acuti. 
Per esempio è stato promosso a "grande piacere" il semplice gesto di prendere il libro sul comodino, aprirlo, leggere un paio di capoversi e ritrovarmi addormentata... non so spiegare quanto mi piace addormentarmi nella storia che sto leggendo!!
E' un grande piacere fermarmi in edicola il venerdì dopo l'ufficio e scegliere con cura le riviste su cui intavolare con Gigione appassionatissime conversazioni (pettegolezzi e mercato immobiliare sono il suo forte, alimentazione e viaggi il mio) durante il weekend... e non so spiegare come è possibile che ancora mi piaccia così tanto parlare con mio marito!
    

E' un grande piacere preparare pranzi e cene per le persone che amo, poi accendere il laptop e condividerli. Ma questo so spiegarlo: è così che uno dei compiti che mi sono imposta in quanto moglie, mamma e cuoca un pochino dotata, è diventato un piacere personale, un piccolo momento di riconoscimento e gratificazione.   
                                                                        
Oggi cucinare è stato particolarmente piacevole: senza Gigione intorno a spizzicare (se n'è andato in palestra a scaricare lo stress della settimana fino all'ora di cena) e il gamberetto in grazia di Dio con tutta l'intenzione di fare da assistente (salvo poi: 1. rompere un uovo sul tappeto appena pulito; 2. disperdere una intera confezione di granuli omeopatici in tutto il soggiorno; e 3. farsi scappare la pupù!!!), ho acceso la radio e desiderato una bottiglia di buon vino bianco, morbido e fruttato, da abbinare al colorato secondo di pesce che stavo preparando.                                       

Cucinare il pesce non è particolarmente difficile, se il pesce è già pulito e non si vuole manipolarne troppo il sapore, soprattutto quando si tratta di pesci piuttosto pregiati come le orate. Tutt'altro è riuscire a dargli quel tocco in più, per non mangiare sempre il solito pesce al forno con patate...



Allora provate così:


Ingredienti per 2 porzioni maxifame:

2 orate da circa 350 gr ciascuna
un limone 
un'arancia 
un lime
un pompelmo rosa
timo fresco 
2 piccoli spicchi d'aglio
6 cucchiai di pangrattato 
500 gr di patate 
la scorza di un limone
sale pepe e olio extra vergine d'oliva
mezzo bicchiere del vostro vino scelto per l'abbinamento
(più un bicchiere da sorseggiare durante la preparazione) 

Purtroppo non so spiegarvi come si pulisce un'orata... io me la faccio dare già pronta da cucinare! 


Prelevate dalla vostra piantina di timo un pugno di rametti. Tritateli nel mixer con il pangrattato, una presa di sale, la scorza di un limone, due cucchiai di succo di pompelmo, due di olio, e mezzo bicchiere di vino e una macinata di pepe verde. 
Riempite le pance delle orate con due cucchiai di questo trito e uno spicchio d'aglio intero schiacciato. 
Sbucciate le patate e tagliatele a fettine sottili; ungete il fondo della vostra teglia da forno e ricopritelo di patate.





Salate in modo omogeneo. 

Adagiate le orate sulle patate e cospargetele con il trito rimasto, qualche altro rametto di timo e un pò di altro pepe. 


Infornate a 200° per circa 30 minuti, tenendo presente che molto dipende dalla dimensione del pesce che utilizzate. 


Ottimo l'assaggio!
Il profumo degli agrumi si percepiva distintamente e indissolubilmente legato all'aroma del timo, ma non copriva affatto il sapore dell'orata che con questa copertura di agrumi si è cotta rimanendo morbida e umida.


E' stato un pasto da re!


A unire tutti questi sapori e profumi: per me, il Blangè Roero Arneis 2010 dei Fratelli Ceretto. Un'azienda che fa vini eccellenti e che sempre prediligo quando metto in tavola un vino e non voglio sbagliare. 


Con questa ricetta partecipo al contest di Shake and Bake e WinexplorerIn the food for wine



alla raccolta "cosa ti preparo per secondo"



giovedì 19 aprile 2012

Vi presento la cena!

Succedeva poco fa, nella mia cucina. Due adulti e un bambino, un uomo, una donna, un bambino e una cena. Cibo quotidiano.
Tanta pioggerella, tanto fresco in casa e c'è bisogno di una delle mie adorate minestre. Questa era buona, buona davvero e non c'è altro da dire, solo memorizzare gli ingredienti e prepararla: 


Orzotto ai funghi



Ingredienti per 2 persone:


140 gr di orzo perlato
300 gr di funghi misti surgelati
80 gr di pancetta affumicata in un'unica fetta 
3 pomodori secchi 
una manciata di funghi porcini secchi 
un bicchiere di vino bianco
brodo vegetale q.b. 
una piccola carota 
una costa di sedano
una piccola cipolla bionda 
un peperoncino 
un cucchiaio di prezzemolo secco 
foglioline di prezzemolo fresco
4 cucchiai di olio extra vergine d'oliva 

Preparate un trito finissimo di carota, sedano, cipolla, possibilmente in un mixer da cucina. Soffriggetelo leggermente in un tegame ampio con 2 cucchiai di olio. Passate nel mixer anche i funghi, i pomodorini e il prezzemolo secchi e aggiungeteli al soffritto. 
Tagliate la pancetta a piccoli cubetti e fatela rosolare nel trito di verdure. Aggiungete il peperoncino. 
Tostate l'orzo nel soffritto come fareste per un risotto e sfumatelo con il vino bianco. Mettete ora i funghi surgelati e quando saranno scongelati, irrorate con del brodo vegetale caldo e lasciate cuocere a fuoco dolce per 35 minuti circa, aggiungendo altro brodo quando necessario. Regolate di sale. Lasciate riposare la minestra una decina di minuti prima di servire, con prezzemolo fresco e olio extra vergine d'oliva. 



Cosa volere di più? Un bicchiere di Lagrein e una fetta di strudel alle mele! 
Peccato non aver avuto la forza di preparalo... 
Buonanotte, il gamberetto già mi dorme accanto, meglio seguirlo immediatamente.

lunedì 16 aprile 2012

Un compleanno nel pallone

C'avevamo provato a dribblare la festa di compleanno del gamberetto, rimandandola a data da destinarsi. Non per mancanza di voglia, anzi, chi mi conosce sa quanto io sia festaiola e mi metta subito sull'attenti soprattutto per i compleanni altrui (il mio compleanno, invece, cancellatelo!!), piuttosto per mancanza di idee e spazi per realizzarle. 
Ma quando ti trovi a organizzare il settimo compleanno di tuo figlio, ti rendi anche conto che, per quanto tu abbia una spumeggiante fantasia, il leitmotiv della festa lo sceglie lui!!
Tipica dei maschietti di quest'età la scoperta della passione per il calcio ed ecco che allora tutta la festa ha girato intorno a un pallone da calcio e ai colori della nostra squadra del cuore, la Roma!!











Al parco giochi di sempre, dove spesso i bimbi della zona passano un pò di tempo dopo la scuola, ho preparato tutto *IO* il buffet per rifocillare i piccoli scatenati tra gonfiabili, palline e naturalmente mini soccer, e per intrattenere i loro genitori. 
Lo dico con enfasi perché mai avevo osato tanto! Mi ero limitata solo a scegliere con cura dove acquistare cosa. 
Ma siccome con la scusa dei preparativi mi sono fatta coraggio e arrischiata a chiedere (e ottenere) un bel giorno di ferie, ho avuto il tempo necessario per:

  •  fare un pò di brain storming per scegliere un menù che fosse in primo luogo adatto ai bambini, ma anche sfizioso per gli adulti;

  • fare la giusta spesa (consapevole, eh!);

  • andare lì a quel negozietto che te lo dimentichi sempre, ma ha tutto, proprio tutto per realizzare un party a tema;

  • preparare la sera prima tutto ciò che con il riposo guadagna in sapore.


Tra le ricette collaudate non potevano mancare la crostata con la marmellata di amarene di nonna Giulia (che è la mamma di una mia cara amica che mi vizia con le sue conserve dolci e sane, e proprio oggi è arrivato un prezioso vasetto di marmellata di arance amareeee!!!); il tiramisù alle fragole, servito in mono porzioni, fatto con la ricetta di cui in famiglia si attribuisce la paternità (o maternità?) a mia sorella Alessandra. Di queste coppette neppure una foto... perdonatemi, presa dai miei ospiti, mi sono appropriata della macchina fotografica solo pochi minuti, a buffet già depredato, e menomale!!

I muffins al doppio cioccolato, nella settimana dopo Pasqua, hanno fatto meno gola dei loro gemelli alla panna e miele, avvistati qui e ripetuti con qualche piccola modifica mia (ho aggiunto della farina di farro e omesso il latte).


Muffins Panna e Miele 


Ingredienti per 12 muffins:

200 gr di Farina 00
80 gr di Farina di Farro
100 gr di Burro
120 gr di Zucchero
4 cucchiai di miele di acacia
125 ml di panna fresca 
1 uovo
1 bustina di polvere lievitante 
una presa di sale

Lavorate a crema il burro, a temperatura ambiente, con lo zucchero (io ho usato il frullatore a immersione ed è venuta una crema molto spumosa), aggiungete l'uovo, il miele e la panna. Amalgamate benissimo gli ingredienti umidi e poi incorporate le polveri setacciate insieme al sale e al lievito. 
Rivestite una teglia da muffins (o gli stampini in alluminio usa e getta) con dei pirottini e riempiteli con un cucchiaio di impasto. 
Cuocete a 180° per circa 20 minuti e fate la prova stecchino. 

Complice forse la giornata freddina e uggiosa (è caduta qualche goccia di pioggia, ma niente di che... O_O), i dolci - e non solo - si lasciavano mangiare senza grandi sforzi e credo che, anche le mie scelte siano state in parte un buon invito all'assaggio. Ho preparato due cakes salati - di cui vi lascerò la ricetta in un prossimo articolo, per ora mi concentro sui dolci - che ho sperimentato per la prima volta e che hanno riscosso un grande successo: cake ai pomodorini secchi e provolone, e, l'altro, zucchine e pecorino. 

Infine, due ciambelloni che personalmente adoro e preparo spesso: ricotta e limone (sofficissimo) e pere e nocciole. In particolare il secondo è il mio preferito e colgo l'occasione per condividere questa ricetta, un pò sottovalutata ma che dà tanta soddisfazione!

Ciambellone alle pere e nocciole 

da una ricetta del Pasto Nudo                                                                     Ingredienti:

Due grandi pere mature
200 gr Farina 00
100 gr Farina Integrale 
170 di Zucchero di canna
80 gr di Olio di semi
2 uova
70 gr di nocciole 
1 bustina di polvere lievitante
una presa di sale

Sbucciate le pere e riducetele in purea con un frullatore a immersione; tritate grossolanamente le nocciole. Io preferisco non spellarle, perché insieme alla farina integrale danno al dolce un aspetto più rustico. 
Sbattete le uova con lo zucchero e aggiungete un pò alla volta la purea di pere e le farine miscelate insieme al lievito e al sale.
Per ultimo aggiungete l'olio e incorporatelo per bene all'impasto. 
Portate il forno a 160° e cuocete in uno stampo a ciambella da 24 cm per circa 40/45 minuti.
Lasciatelo raffreddare nel forno se vi sembra troppo umido, ma questa sua caratteristica lo renderà buonissimo anche dopo 3 giorni (se non ve lo finite prima!).

Il gran finale con la torta decorata non è farina del mio sacco. Mi sono affidata a Ilaria di Cake & Art, e il risultato è andato ben oltre ogni mia aspettativa! Una torta bellissima e d'effetto - ma quello lo vedete da voi - e buonissima: pan di spagna soffice e profumato con crema chantilly e gocce di cioccolato sulla base, mud cake cioccolatosissima per realizzare il pallone. 


Orgogliosa di aver ospitato per questa festa persone così carine, i piccoli e i grandi, gli amici di sempre e i nuovi della scuola elementare (eh sì, la primaria, vabbè!), ringrazio affettuosamente tutti coloro che hanno partecipato, anche a nome del gamberetto Gabriele. Grazie!

sabato 14 aprile 2012

Le "lingue di cammello" consapevoli


Quella della cucina consapevole non è stata, per me, una scoperta, ma una rivelazione, qualcosa che mi covava dentro da sempre e che sentivo come destinato a manifestarsi inevitabilmente, gradualmente e infine irreversibilmente. 
   
La prima ispirazione è arrivata nell'estate del 2008 a Terracina, da una leggerissima lettura del mio ipocondriaco marito: "Okinawa, l'isola dei centenari". Si tratta di uno studio realizzato da un'equipe di medici che hanno osservato in maniera diretta - per oltre vent'anni - la popolazione più longeva del pianeta (quella dell'isola di Okinawa in Giappone, appunto) mettendo in relazione l'alimentazione e lo stile di vita con lo stato di salute (ottimo) di più di 600 centenari e moltissimi altri giovanottelli sessantenni, settantenni e ottantenni. 
Da quell'estate ho iniziato a pensare a TUTTI gli alimenti che ingurgitavo e alla loro origine e manipolazione industriale... praticamente nella maggior parte dei casi, non c'era quasi più traccia della materia prima.
Le etichette riportano tante notizie che ci sono utili, ma anche informazioni fuorvianti: flavonoidi, polifenoli, licopene, Omega-3,  Lactobacillus casei Shirota, fermenti probiotici... siamo all'esaltazione degli alimenti funzionali! Altri, invece, vengono ingiustamente demonizzati, sull'onda del momento e poco buonsenso.   
Mentre noi - ed è una cosa da prendere molto sul serio, "siamo ciò che mangiamo", molto oltre le considerazioni su gastrodestra & gastrosinistra (vale a dire bresaola vs mortadella!?), i gastroclichés de' noantri (il tiramisù da Pompi, il caffè a Sant'Eustachio, l'aperitivo da Roscioli) e le gastrotendenze (O_O) più disparate, che ci servono da spunto di conversazione e ci fanno sorridere.
Siamo ciò che mangiamo perché quello che mangiamo diventa parte di noi. Punto e basta. Diventa energia o si accumula nel nostro corpo. 
E ci occupiamo abbastanza di una cosa così importante? 
Molte donne si fanno un'idea di quanto sia importante alimentarsi in modo consapevole quando diventano mamme, magari perché scoprono che alcuni alimenti fanno venire le coliche al figlio che viene allattato, o perché sviluppa allergie e intolleranze. Ma per molte altre, invece, non avviene neppure questo; scelgono con cura abbigliamento e accessori, complementi d'arredo e piante da terrazzo, provando e osservando attentamente, passando da un negozio all'altro, e poi fanno la spesa nel minor tempo possibile e di fretta, saltando alcuni fondamentali passaggi per fare una spesa consapevole, finendo per leggere, nella migliore delle ipotesi solo l'etichetta con il prezzo di ciò che acquistano. E magari non hanno tempo per andare al mercato o per scambiare due chiacchiere con chi vende loro il cibo.  
La cucina consapevole non è né comoda, né sbrigativa. Rispetta i tempi della natura e i gusti delle persone. Non serve ad avere capelli più lucidi o a perdere peso, ma a costruire il proprio benessere mettendo uno sull'altro tasselli sani e vitali nel proprio corpo. 

Dopo la scoperta di Okinawa e la ricerca di alimenti integri e di provenienza sicura, cioè dopo aver iniziato a mangiare consapevolmente, ho scoperto che esisteva una "cucina consapevole" e ho incontrato nel web la summa della mia piccola rivoluzione: il pasto nudo.
Questi biscottoni, divertenti da mangiare e di facile realizzazione, che il gamberetto ha simpaticamente battezzato "Lingue di cammello", sono una dichiarazione di fede nella cucina consapevole che dedico a Izn (al secolo Sonia), e sono la prima di molte ricette viste da lei che io, non me ne vorrà, ho fatto mie. 

Lingue di cammello


Ingredienti per piccoli consumatori di biscotti (in caso contrario, raddoppiate le dosi!)


100 grammi di burro di centrifuga

100 grammi di zucchero grezzo chiaro

240 grammi di farina 00
30 grammi di amido di mais
20 grammi di panna liquida
1 uovo
10 grammi di miele
una presa di sale


1/2 cucchiaino di polvere lievitante senza fosfati
una presa di polvere di vaniglia


Lasciate ammorbidire il burro fuori dal frigorifero e al momento giusto lavoratelo a crema con lo zucchero. Se usate il frullatore ad immersione otterrete una bella crema spumosa. Incorporate accuratamente tutti gli ingredienti umidi, l'uovo, la panna e il miele. Aggiungete poi gli ingredienti secchi (la farina setacciata con la polvere lievitante, il sale e la vaniglia) impastando quanto basta ad ottenere un panetto (decisamente morbido) da avvolgere nella pellicola senza pvc e riporre in frigo finché il burro non si rapprende completamente e il panetto risulta duro. 
Tagliate i biscotti da lato più lungo dello spesso di mezzo centimetro. 
Accendete il forno a 180°, riponete in frigo la teglia con i biscotti tagliati e il panetto avanzato. Quando il forno ha raggiunto la temperatura cuocete i biscotti tolti direttamente dal frigo per 10/12 minuti. 
Raffreddateli completamente su una gratella per dolci e sgranocchiate il vostro biscottone a colazione o a merenda, magari spalmato con del gelato al fiordilatte casalingo... (prossimamente nellacucinadelLaFra).

martedì 10 aprile 2012

Verde aprile


Passate le festività pasquali quello che ci voleva era proprio un bel giorno di ferie! Sì, perché le feste stancano, anche se noi quest'anno ce la siamo presa comoda comoda e in relax, evitando grandi abbuffate, pranzi infiniti e centinaia di chilometri percorsi in auto. Crisi economica e voglia di rallentare...
E oggi che non sono stata in ufficio - dopo aver messo sotto il gamberetto con i compiti delle vacanze - ho ripreso in mano la contabilità familiare (per puro caso nella vita di mestiere faccio la contabile, lo sapevate??).
Il bilancio del mese di aprile è tutt'altro che rassicurante: ai soliti pagamenti mensili si vanno ad aggiungere l'addizionale IRPEF, il bollo auto, l'IMU e poi lei. Quella raccomandata che non volevo andare a prendere temendo una multa o altra rogna analoga, aveva invece in serbo per me un bel pesce d'aprile...  Mittente Agenzia delle Entrate e non serve aggiungere molto altro. 
"Cara Sig.ra Trovato, ci devi restituire il bonus incapienti erogato nel dicembre 2008 perché qualcuno te l'ha dato per errore!" Aaaaaarrrrgggghhhhhh! Sono nera e al verde. Tuttavia, eviterò qualsiasi sproloquio sull'iniquità di questo sistema fiscale, qualsiasi luogo comune su lavoratori dipendenti, autonomi e precarietà in generale. Perché quando mi lascio andare, in fondo ad ogni discorso mi trovo impantanata in una melma di banalità su come i lavoratori non sappiano più far appello alla propria creatività o su come si renda necessario abbandonare l'idea di programmare il proprio futuro, pure ringraziando il cielo (!!!) di avere un lavoro a tempo determinato o con qualche altra forma di contratto tutt'altro che contrattato (e scusate il giro di parole, oh!). 
E allora menomale che gli asparagi l'ho comprati prima di questo ignobile bilancio, altrimenti i 4 euro spesi m'avrebbero fatto andare il pranzo di traverso. Invece era proprio il piatto che ci voleva oggi! Digeribilissimo e sostanzioso e con tanta asparagina, che aiuta a sopportare meglio la fatica (i nervi, no?). Soprattutto verde, di bile per l'arrabbiatura presa e di speranza di tempi migliori che verranno. 
Se avete esagerato con la cioccolata delle uova di Pasqua o se vi sentite appesantiti e spossati dai continui cambi di temperatura, vi consiglio di pranzare così: 


Vellutata di asparagi e patate


Ingredienti per 4 porzioni


Un mazzo di asparagi


Due grandi patate


Due cipollotti


200 ml di crema di latte


sale e pepe 


olio extra vergine d'oliva




Iniziate pulendo gli asparagi con un pelapatate e tagliando via un pezzo del gambo, la parte più legnosa. Sbucciate anche le patate. 
Tagliate tutte le verdure a pezzetti e mettetele in acqua bollente salata. Fate cuocere per circa 10 minuti.
Tenete da parte alcune punte di asparago per la decorazione e qualche gambo dei cipollotti.
In un ampio tegame mettete 4 cucchiai di olio e i cipollotti affettati. Soffriggete leggermente e poi aggiungete anche asparagi e patate. Terminate la cottura nel tegame aggiungendo al bisogno l'acqua di cottura delle verdure e soprattutto regolando la cremosità a proprio piacimento. Salate e pepate. 
A cottura ultimata frullate tutto con il frullatore ad immersione, aggiungete la panna e decorate con parte verde del cipollotto e le punte di asparago. Completate con un filo di olio extravergine a crudo. 

domenica 8 aprile 2012

Piove? E' Pasqua!!


Il risveglio del buxus
Ci mancava un pò di pioggia per completare il setting pasquale, eh? E lei, ha giocato d'anticipo, non s'è fatta attendere. Dopo settimane di sole e temperature da primavera inoltrata, germogli e fiori di pesco, pollini e zanzare, alla vigilia di Pasqua il mal tempo, previsto o minacciato, ha bagnato le scampagnate in corso di organizzazione.
Non ricordo una Pasqua senza lo spauracchio dell'acquazzone! Da alcuni anni la scampagnata la preparo 'a mente', sperando così di scongiurare la giornata di pioggia. Troppe sono state le Pasquette rimandate al 25 aprile o 1° maggio! E corri a depositare le vettovaglie in qualche pozzetto semivuoto! 

Negli anni dell'università si facevano le cose proprio in grande: si comprava un barbecue 30x30cm e 30 kg di braciole, salsicce, hamburger e wurstel, un misera sacchetto di carbonella e 4 litri di diavolina, prospettando une grande bouffe per tutti! Ci si muoveva in 20 (minimo) da Roma verso i Pratoni del Vivaro, appuntamento alle 8 e partenza alle 11, ore necessarie per i saluti e le manifestazioni di giubilo per la bella giornata, la colazione al bar e la sigaretta di 20 persone che arrivano scaglionati in microgruppi di 3 a distanza di 10 minuti. Arrivo ore 13; prima braciola pronta ore 15. Tra l'altro cotta sul barbecue del vicino ancora perfettamente acceso ed efficiente mentre lui già si serve un profumatissimo caffè in thermos e tazzina di plastica! 
Tanta improvvisazione, insomma e voglia di campeggiare, tipica di questo periodo in cui il corpo vuole svernare.
Noi, per oggi, ci accontentiamo della colazione pasquale, unica certezza su tutti i programmi della nostra Pasqua 2012. 
Assente giustificata: la Colomba. Sarà perché non la amiamo in modo particolare, non ci ho mai pensato a farla in casa, ma non l'ho neppure comprata perché non ne ho trovata una che mi facesse gola.  

Piuttosto, io vado matta per la pizza al formaggio! Originaria delle Marche e/o dell'Umbria, ne sono golosissima e ogni anno mi sono dovuta accontentare di quelle comprate in qualche forno, fino a che non ho trovato questa ricetta e mi sono convinta di potercela fare! 
Un paio di settimane fa mi sono messa in cerca dello stampo adatto, una caldaietta di alluminio diametro 20 e venerdì scorso ho approfittato dell'uscita anticipata di due ore dall'ufficio, mi sono procurata un bel pezzo di parmigiano reggiano e uno di pecorino romano e senza alcuna fretta, con la rilassatezza di chi il giorno dopo non lavora, ho cominciato la preparazione.

Pizza (o Crescia) di Pasqua al formaggio

di Paola Lazzari




  Ingredienti: 

5 uova
300 gr di farina 0
200 g di manitoba
100ml di acqua
25-30 gr di lievito di birra
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaino di sale 
1 cucchiaino di pepe
5 cucchiai di olio extra vergine d'oliva 
50 gr di strutto
125 gr di Parmigiano Reggiano 
125 gr di Pecorino Romano 
Questa proporzione può variare secondo i vostri gusti. Se piace più saporita aumentare la quantità di pecorino e mettete meno sale.

Cominciate sciogliendo il lievito con lo zucchero nell'acqua tiepida. Lasciatelo fermentare per alcuni minuti.
Mettere la farina in una ciotola capiente e fate una conca con il pugno. Versateci dentro il lievito fermentato e con la forchetta aggiungete poca farina alla volta e amalgamate fino ad avere un panetto molliccio. Copritelo con altra farina e con un canovaccio pulito e lasciatelo fermentare circa 50 minuti.
Nel frattempo grattate i formaggi molto finemente, 
sbattete le uova, unite il sale, il pepe, i formaggi ed infine l'olio.
A questo punto ho azionato la planetaria con il gancio, prima per amalgamare tutta la farina al panetto fermentato e poi aggiungendo un pò alla volta il composto di uova e formaggi. 
Solo alla fine ho aggiunto anche lo strutto morbido e impastato abbondantemente. 

L'impasto è pronto per la lievitazione: ho unto con lo strutto la caldaietta, ce l'ho versato dentro, l'ho spennellato di strutto, e lasciato lievitare nel forno con la sola luce accesa, fino a che non ha superato il bordo della teglia. Accendete allora in forno a 180° e spostate la teglia nel ripiano basso. Nella fase di cottura ho seguito alcuni suggerimenti e accorgimenti necessari per portare a cottura tutta la pizza senza bruciarne la superficie: lasciate lo sportello aperto con un cucchiaio di legno per i primi 10 minuti e prima di chiudere versate un bicchiere d'acqua sul fondo del forno; servirà a cuocere con il vapore che si svilupperà e che durerà circa 30 minuti nei quali non dovrete mai aprire lo sportello del forno. A me sono serviti 45 minuti per avere una buona cottura, ma vale sempre la prova con lo stecco di legno.


Il risultato è stato davvero soddisfacente e tutto sommato, il procedimento è meno complicato di quello che sembra leggendo la ricetta. Pizza al formaggio collaudata!
Controllate il meteo: siete ancora in tempo per farla e portala domani al pic nic, accompagnandola con una lonza o dell'ottima corallina!
Buona Pasqua. 

venerdì 6 aprile 2012

Vestiamo di rosso la torta pasqualina?

L'ho pensato subito non appena ho visto queste bellissime bietole rosse: ci faccio la torta pasqualina! Sì, è vero, è una settimana piena di impegni ma, che c'è di più facile e sbrigativo di una torta pasqualina? - pensavo. 
E già alla prima ricerca mi sono accorta che c'erano tante cose che non sapevo sulla torta pasqualina...
e che quella che ho preparato decine di volte, altro non era che una qualunque torta di verdure! 
Per me torta pasqualina = torta rustica (ok, giusto) ripiena di uova (ok) di verdi (ok) spinaci (No!) e bianca (ok) ricotta (No!). 

Effettivamente a Roma è molto diffusa questa versione oserei dire "metropolitana", velocissima con la pasta sfoglia pronta.
In realtà si tratta di una ricetta antichissima originaria della Liguria, che richiede molta cura, e la scelta di ingredienti precisi - seppur con varianti da famiglia a famiglia tipiche delle specialità tradizionali. 
Dunque, come ho potuto constatare dai numerosi commenti postati a questa ricetta, la torta pasqualina è fatta con bietole, prescinseua - un prodotto caserario tipico della Liguria, e uova; è aromatizzata con maggiorana e confezionata con tante sfoglie sottilissime di farina, olio extra vergine ligure e acqua, sovrapposte a sigillare il ripieno. Un tempo dal numero di sfoglie si deduceva l'abilità della massaia e, si dice che alcune cuoche riuscissero a prepararla con ben 33 sfoglie (a rappresentare l'età di Cristo)! 
Ne esiste una variante con i carciofi violetti (mmmmhhhh bontà!), ma a parte questo, l'unica sostituzione passabile è l'utilizzo dello stracchino al posto della prescinseua, praticamente introvabile al centro-sud.  


Detto questo mi sembra doveroso preparare una torta pasqualina seguendo la ricetta classica e provare, così, il suo gusto originale. Per il procedimento e le dosi ho usato come punto di riferimento la (simil) pasqualina di Gaia.  


Torta Pasqualina in rosso


Ingredienti per uno stampo da 22 cm:

300 gr FARINA 00
1 cucchiaio di OLIO EXTRA VERGINE
una presa di SALE
Acqua frizzante qb


500 gr di BIETOLE (le mie rosse, ma hanno un sapore del tutto simile a quelle verdi)
una CIPOLLA e uno spicchi d'AGLIO
250 gr di STRACCHINO
80 gr di PARMIGIANO REGGIANO grattuggiato
4 uova (meglio se piccole)
maggiorana a piacere 
sale
olio extra vergine d'oliva




Cominciate preparando il ripieno:
lavate le bietole e sminuzzatele accuratamente con in coltello, mettetele in un'ampia padella con 2 cucchiai d'olio extra vergine, la cipolla tritata e l'aglio incamiciato e schiacciato. Portate le bietole a cottura, se necessario aggiungendo poca acqua e aggiustando di sale. Lasciate raffreddare completamente.


Nel frattempo preparate le sfoglie:
io ho utilizzato la planetaria con il gancio, ma è un impasto semplicissimo anche da fare a mano, partendo dalla fontana con un cucchiaio di olio (abbondante) e una presa di sale al centro e aggiungendo l'acqua poco alla volta, fino ad avere un panetto morbido e non appiccicoso.
Come prima volta ho fatto solo 4 sfoglie (6 però mi sembra il numero più ragionevole), perciò ho pesato il panetto e l'ho diviso in 4 parti uguali. Ogni panetto l'ho steso sottilissimo, più che ho potuto e ho iniziato a confezionare la torta nello stampo foderato di carta forno. Ho adagiato la prima sfoglia lasciando i bordi tutti al di fuori dello stampo e l'ho spennellata di olio, poi la seconda sfoglia. 


Riprendete le bietole, togliete l'aglio e strizzatele per bene; aggiungeteci lo stracchino (o la prescinseua se è reperibile dalle vostre parti), il parmigiano, la maggiorana e amalgamate bene.
Stendetelo sulle sfoglie e livellatelo. 
Praticate delle buche con il dorso di un cucchiaio - tante quante uova metterete. 
Sgusciate le uova una ad una e riempite le buche con con i tuorli e successivamente con l'albume, avendo cura di non esagerare. Le mie uova erano davvero grandi e così ho salvato un paio di albumi che sono in attesa di giudizio nel frigorifero (anzi, se avete suggerimenti, non esitate!)
Ora potete ricoprire il ripieno con le altre due sfoglie, senza dimenticare di spennellarle con l'olio. Non è necessario far aderire bene la sfoglia sul ripieno eliminando tutta l'aria, anzi, proprio l'aria che resta intrappolata tra le sfoglie conferisce la tradizionale forma alla torta, e addirittura c'è chi ci soffia dentro con una cannuccia per renderla perfettamente tondeggiante! Guardate questa per esempio!
Riscaldate il forno a 180° e finite di chiudere la pasqualina. Con le sfoglie che escono dal bordo realizzate un cordoncino. Pennellate la superficie di olio e polverizzatela di sale fino.
Cuocete per 35 minuti circa spostando la torta dal ripiano intermedio a quello medio basso del forno per una decina di minuti. 
Nel mio forno sono serviti 45 minuti di cottura, ma il mio è un forno poco aggressivo e di solito i miei tempi di cottura sono sempre un pò più lunghi di quelli che leggo nelle ricette altrui. 
Ottima davvero come prima pasqualina! Per perfezionarla non mi resta che provarne una sul posto non appena ne avrò occasione... magari una gita all'Acquario di Genova a Pasqua 2013?