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mercoledì 20 dicembre 2023

Vi regalo i biscotti di casa nostra

Sorpresa!!!
Se sei arrivato su questa pagina vuol dire che ti voglio bene!

In una delle mie vite precedenti sono stata una foodblogger. Dieci anni fa credevo che maneggiare il cibo fosse il lavoro per me, che in qualche modo avrei potuto rielaborare il mio futuro intorno a forni e fornelli. Questo era il mio blog e scrivere qui era la mia fuga sognante da un lavoro che non mi piaceva (come avevo giustamente scritto qui).

Da allora sono successe tante cose, ho avuto molte altre vite.

Ho cambiato lavoro una volta, poi un'altra e un'altra e un'altra volta ancora.

Ho cambiato casa.  E quartiere. E macchina. 

Sono passata da una famiglia di tre, a una famiglia di quattro.
Poi di nuovo a una famiglia di tre. 

Ho visto posti nuovi, comprato cose nuove e perso cose e persone per la strada. 

Ho scoperto di avere nuovi talenti e nuove passioni, ma mi sono anche accorta di non amare più alcune attività. 

Ho cambiato idea più volte. 
Tra le tante, ho smesso di pensare che la cucina sarebbe stata, in qualche modo, il mio lavoro.

Ma non ho mai smesso di amare il cibo, la sua scelta accurata, la sua trasformazione e preparazione. Seppure non come lavoro, sicuramente come gesto d'amore. 
Se ti preparo qualcosa vuole dire che ti voglio bene, che mi prendo cura di te, che mi stai a cuore.  

A casa nostra, abbiamo questo linguaggio d'amore. Ci amiamo anche attraverso i piatti preferiti.

E dal momento che i temi del rivivere e dell'immortalare mi sono molto cari da un anno a questa parte, ho deciso di far rivivere anche questo blog impolverato, e immortalare qui una delle ricette di casa che amo di più: 

Questo é il mio regalo di Natale per te che leggi, ha rappresentato un gesto d'amore ripetuto tante volte, sempre apprezzato da chiunque sia passato in casa mia, ma soprattutto da G. 

I biscotti di casa Bonetti 


Ingredienti per una quintalata di biscotti: 
[dimezzate pure, tanto ve ne pentirete]

FARINA 370 gr
BURRO 185 gr
AROMA VANIGLIA 
ZUCCHERO 185 gr 
1 UOVO INTERO + 1 TUORLO
5 gr LIEVITO PER DOLCI
2 gr BICARBONATO
2 PIZZICHI DI SALE 
GOCCE DI CIOCCOLATO 100/150 gr

                            La ricetta è facile, la riuscita è certa, massima praticità.

Con fruste sbattete il burro morbido, l'aroma vaniglia e lo zucchero. Quando diventa una crema aggiungi le uova. 
A questo punto aggiungi tutti gli altri ingredienti in polvere e comincia ad impastare a mano o in planetaria con la foglia.
L'impasto sarà sodo e ed elastico, per nulla appiccicoso. Aggiungete le gocce di cioccolato. 


Per questi biscotti non serve il mattarello. Non devi stendere l'impasto nè usare i tagliabiscotti, le formine.
Devi formare dei cilindri come in foto (con queste dosi io ne faccio 5 da 300 gr; ne vengono anche 6 per biscotti più piccoli)
Avvolgi il cilindro nella carta forno e lascialo in frigo per qualche ora (o in freezer fino al momento in cui deciderai di cuocerli). Taglia l'impasto con un coltello a lama liscia a fette di un cm scarso e disponile sulla placca foderata di carta forno. Un pò distanti tra loro perché cresceranno un poco in cottura. 
Cuocete a 180° (no ventilato) fino a leggera doratura (13-15 min). 
Se li metterete in forno ben freddi, una volta cotti e raffreddati risulteranno molto croccanti!

Non aggiungo altro.

Solo che, se hai letto fin qui, vuol dire che mi vuoi bene anche tu!
Buon Natale 
Francesca

venerdì 30 novembre 2012

Fatti e rifatti: i biscotti millefarine


La celebre rubrica in onda tutti i mercoledì all'interno di Striscia la Notizia non finisce mai  di farmi  riflettere. Fatti e Rifatti ci mostra le trasformazioni dei volti più noti della tv italiana  dopo uno o più passaggi dal chirurgo estetico. 
In alcuni casi si tratta di innocui ritocchi al collagene per rimpolpare le labbra, un ciclo di botox, una passata di acido glicolico-mandelico-ialuronico, una blefaro-plastichina impercettibile. Oppure osserviamo l'evidenza di ritocchi doverosi, come il "dono" di seni nuovi a coloro che - del tutto ingiustamente - ne sono nate sprovviste. Nati belli e rifatti meglio. 
E come negare una nuova giovinezza a chi ha perso i capelli troppo presto? Tutto merito del chirurgo...  
Purtroppo, però, sempre più di frequente si vedono delle orrende esclations di aberrazioni di visi umani. E, cosa ancora più incomprensibile, ciò si verifica soprattutto laddove la bellezza era stata generosa e provvida. Perché il chirurgo, giurava, il ritocco sarebbe stato invisibile. E dai oggi e dai domani, ci han restituito facce da Nuovi Mostri! Facce lucide e tirate come mele royal gala, zigomi posticci, occhi così tirati che non si chiudono più, bocche insignificanti e tutte orrendamente uguali. A cercar di correggere la più piccola imperfezione han forse perso di vista l'armonia complessiva del proprio aspetto esteriore?  


Questi sono i miei biscotti fatti e rifatti. Senza il minimo sforzo, perché la ricetta l'ho provvidenzialmente trovata qui, sul blog di Elena, Zonzolando, che li ha così assemblati dopo vari tentativi. Quindi tutto merito suo. 
Io li ho rifatti a treccina, come piacciono tanto al Gamberetto. E Gamberetto, approved. 
Ma secondo me perdono un po' della loro caratteristica fragranza, perciò fateli serenamente quadrati come Elena. Non dimezzate le dosi perché ve ne pentireste. Io ne volevo ancora e ancora. Per di più si conservano benissimo, in una biscottiera di latta. 

Biscotti Millefarine

Ingredienti: 
200 g di farina 00
200 g di farina integrale
50 g di farina di segale 
100 g di fiocchi di avena 
180 g di farina di grano saraceno 
170 g di burro
140 g di zucchero di canna 
140 g di zucchero semolato 
2 uova grosse
140 g di latte 
1 e ½ bustina di lievito
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 goccia di fialetta di aroma di mandorla
1+1/2 cucchiaino di bicarbonato


Operazioni da fare preliminarmente: lasciare il burro a temperatura ambiente per almeno un'ora; ridurre i fiocchi di avena in una farina piuttosto fine, nel mixer o nel frullatore. 
Poi ho impastato tutti gli ingredienti insieme, fino a ricavarne una palla omogenea che ho lasciato riposare in frigo per circa 1 ora. 
Preriscaldate il forno a 180° e realizzate i biscotti della vostra forma preferita. Per fare le treccine dovete staccare delle dosi di impasto grandi come noci e formare dei rotolini di circa 20 cm che poi attorciglierete su loro stessi . Altrimenti stendete l'impasto con in mattarello allo spessore di 5 mm circa. Cuoceteli su carta forno per 15 minuti. (5 minuti in più per le treccine). Sono deliziosi polverizzati con ulteriore zucchero di canna. 
Elena consiglia di girarli sottosopra a un minuto dal termine della cottura. 



domenica 23 settembre 2012

Palline di cocco, crusca e cioccolato



Parlare di cibo è un'attività piuttosto insidiosa. Si rischia di impantanarsi nei vari "buonissimo", "delizioso", "gustoso" che raccontano quanto ci è piaciuto un piatto che abbiamo mangiato, o quanto lo abbiamo preparato bene, ma che nulla invece comunicano al lettore su cosa aspettarsi dalla ricetta che stiamo proponendo. Oppure si rischia di ricorrere a cliché così abusati che sono ormai ridotti a brandelli,   
Quando, poi, la ricetta è a base di cocco, il cliché è quasi un obbligo.
Perché cocco è estate, spiaggia, vacanza, pelle abbronzata. 
E allora via libera all'effetto proustiano di queste palline al cocco!
Per prepararle ci vogliono 5 minuti, e per mangiarle anche molto meno.

Palline al cocco con crusca e gocce di cioccolato 

Ingredienti per 15 palline 
2 albumi
80 gr di farina di cocco 
20 gr di crusca
2 cucchiai di gocce di cioccolato  
50 gr di zucchero         
un pizzico di sale 

Mescolate tutti gli ingredienti insieme e formate delle palline. L'impasto deve risultare umido, se il vostro non lo fosse - può dipendere dalla quantità di albume - aggiungete un cucchiaio o due di latte.
Cuocete in forno a 180° per 10 minuti o finché la superficie non scurisce. 

Il pizzico di sale è fondamentale, non dimenticatelo! E' quello che mi ha scatenato la memoria involontaria: perché quel pizzico di sale (marino e integrale) è lo stesso che avete sulle mani quando state in spiaggia, che si mescola all'ultimo boccone di cocco fresco, comprato dopo che l'ambulante vi ha urlato nelle orecchie cooooocco beeelloooo, mentre sopivate sul vostro lettino, pancia in giù, viso in ombra, brezza sulla schiena...


Con questa ricetta partecipo alla sfida di Morena, Un dolce al mese per il mese di Settembre, che vede come protagonista il cocco:


giovedì 7 giugno 2012

Los alfajorcitos de los indivanados indiavolatos

Fanno tremare il mondo con un dito. 
Fanno vibrare il mondo, comodamente, seduti sul divano di casa propria
Si sollevano ad uno ad uno come in una grande hola virtuale, a colpi di status e twit. 
Sono pungenti e severi, brillanti e bacchettoni, sono condivisi e temuti. 


Il termine indivanados non l'ho certo inventato io, ma quando l'ho letto, l'ho trovato così calzante! Una crasi tra le parole 'indignato' e 'divanado' (neologismo che descrive la posizione di chi guarda la televisione, e metaforicamente tutta la realtà circostante, senza un briciolo di spirito critico).   
Perfetto per descrivere il nuovo modus vivendi della coscienza popolare del Terzo millennio. Seduta, appunto, ma vigile.  
Gli indivanados non hanno bisogno (o voglia) di scendere in piazza. Se ho ben compreso l'identikit dell'indivanato tipo, piuttosto non ne ha il tempo o il denaro. Vuoi mettere che se non sei (ancora) disoccupato, potrebbe costarti troppo abbandonare il lavoro e raggiungere la piazza...



Di cultura medio-alta e con una discreta posizione professionale, l'indivanato ha molto da fare con i propri problemi di vita pratica e reale, motivo per cui appare oberato e alienato. Ma il cervello e la coscienza gli restano sempre in modalità 'acceso e operativo', per cui alla prima pausa capta gli stimoli che arrivano dall'esterno, li metabolizza e, in una manciata di secondi, elabora un'opinione che non può fare più a meno di esternare e diffondere. Sul web, naturalmente.   


Gli indivanados sono armati di tutta la tecnologia disponibile sul mercato, grazie alla quale sferrano attacchi alla brutta classe politica di casa nostra, agli speculatori di ogni razza e religione, rivelando che il seme dell'indignazione è stato sparso su un terreno fertile ed è in fase di germinazione. 
E' un segnale positivo; è meglio del far "spallucce".  
E siccome mi sono ripromessa di fare esercizio di ottimismo, di prendere in considerazione solo esempi positivi, visto il fatalismo e l'arrendevolezza che si respirano in Italia, ho deciso di simpatizzare con il movimento (poco movimento) di coloro che si tengono aggiornati e s'incazzano! 
A loro dedico la mia ricetta di oggi: dolce, dolcissima e che proclama come suo luogo d'elezione nientepopodimeno che il divano!
Perché chi prova indignazione deve averne viste di ingiustizie, di raggiri, di prepotenze, di bassezze e rischia molto di vivere col sangue amaro.
Sgranocchiando questi biscottini Report, Servizio Pubblico, L'Infedele e Piazza Pulita saranno più digeribili...


Alfajores de maicena al dulce de leche

ricetta di Tuki, la ciliegina sulla torta

Ingredienti per 30 alfajores (60 biscotti)


100 gr di Zucchero

130 gr di Burro

3 tuorli 

180 gr di Maizena

120 gr di Farina 00

1 cucchiaino di polvere lievitante

1/2 cucchiaino di bicarbonato

un pizzico di sale



per il dulce de leche:

una lattina di latte condensato

una pentola a pressione 



Lavorate a crema il burro a temperatura ambiente con lo zucchero (io ho usato zucchero grezzo chiaro), amalgamate i tuorli uno alla volta (meglio se a temperatura ambiente). 
Setacciate farina, maizena, lievito, bicarbonato e pizzico di sale e impastate. Formate un panetto, rivestitelo di pellicola e lasciatelo riposare in frigo per almeno 2 ore. Io tutta la notte! 
Nel frattempo preparate il dulce de leche. Esistono decine di ricette per farlo in casa; in questo caso ho scelto la più comoda! Visto che mi sono ispirata alle rivoluzioni che si fanno sul sofà, una volta tanto non mi sono voluta complicare la vita ^_^
Mettete nella pentola a pressione la lattina di latte condensato ricoprendola di acqua, almeno di un paio di centimetri. Sigillate la pentola e contate 25 minuti dal fischio. Io, distratta dai miei coinquilini, ho perso il conto e ho spento probabilmente troppo presto, perché il mio dulce de leche è risultato un troppo pallido. Ma buono lo stesso! Si conserva in frigo in un vasetto di vetro, ma non ho esperienza per sapere quanto a lungo resterà buono!
Prendete il panetto dal frigo e dividetelo in due, perché occorreranno due infornate per cuocere tutti i biscotti (no? ma che forno avete!). Dovrete cercare di non scaldare troppo l'impasto mentre lo stendete. 
Spessore 4-5 mm. Tagliapasta tondo liscio, diametro massimo 3 cm. Più sono freddi quando infornate, più resteranno in forma.
Forno a 180°. Ripiano intermedio. Minuti 10. 
Ma vigilate attentamente! Dovrete sfornarli appena accennano a dorarsi.   



Se, dopo aver preparato gli alfajorcitos de maicena, volete tenervi aggiornati sul movimento (poco) degli indivanados e sul suo portavoce Gabriel Ektorp (sì, Ektorp come il famoso divano Ikea... ), cliccate qui.

  

lunedì 4 giugno 2012

Notti magiche. Scommettiamo?

Lo sport è considerato un momento molto elevato della vita associata. Lo è sempre stato, come dimostrano il mondo classico e tutte le culture più antiche in cui i 'giochi' assumevano una funzione rituale, quando non addirittura liturgica.
Ma ogni forma di sport, quindi anche il calcio, nel tempo è andata modellandosi parallelamente alla nascita ed evoluzione di altri fenomeni umani caratteristici dell'era contemporanea, come l'economia di mercato, le cui leggi sono tanto rigide quanto le regole matematiche che ne sono alla base... per farla breve, alcuni sport, selettivamente scelti dalle leggi di mercato e sopra a tutti il calcio, sono evoluti da fenomeni umani dell'ambito vitale del 'gioco' a veri e propri prolungamenti delle logiche che sottendono alla produzione economica.


Il calcio professionistico, sebbene sia giusto tenere distinte le intenzioni diverse di tutti i suoi attori (società sportive, ultras, sponsor, calciatori e aspiranti tali), porta addosso, ormai, pochi e sbiaditi segni del suo carattere ludico, come fare libero da scopi, che gode di sé stesso e niente più.
Lo scandalo delle 'calcio-scommesse' mi ha fatto tornare in mente la lotta di classe, e immediatamente ho associato i calciatori alla forza-lavoro che produce lo spettacolo "partita di calcio" e che non gode completamente (!!!) dei frutti del suo lavoro. Forse per un periodo è stato anche così, romanzando un pò. 
Poi? Milioni di euro, titoli e trofei, belle donne e popolarità. Possono bastare per tanta piccola gente comune. Ma quando sei a un passo dal poter dirigere il gioco e muovere a tuo favore un meccanismo che ti ha già annientato? 
Ecco, affiorano gli istinti più bassi dell'animo umano. 


Come sono diversi i nostri maschietti che sognano il calcio! Il calcio più bello lo giocano loro!
Ché per dar due calci al pallone vincono la timidezza e costruiscono amicizie che durano anche oltre il triplo fischio. 
Ché se non c'è il campo fanno 'battimuro'. 
Ché i 50 cent per il biliardino valgono una vita intera. 
Ché ti interrogano, album Calciatori Panini alla mano, fino alla Lega Pro.
Ché il torneo di calcetto si fa a tutti i costi e poi si va a lavorare coi dolori per una settimana.
Ché con la scusa del Subbuteo, noi si fa una bella cena tutti insieme.  
  

Aspettando gli Europei siamo pronti a scommettere che in un momento di grande imbarazzo, come questo, il calcio italiano vorrà dimostrare che oltre le truffe c'è di più.
Non sarà nobile, né liturgico, né ludico, né tanto libero, ma resta inevitabilmente magico.  


Farfalle fredde al salmone



Ingredienti per 6 persone:

500 gr di Farfalle - 1/2 mazzetto di Rucola - 250 gr di Salmone affumicato - 100 gr di Olive nere - 50 gr di Pecorino Romano - 1 limone - Olio extra vergine d'oliva - sale e pepe nero.

Lavate e asciugate la rucola. Tagliatela in una capiente insalatiera in cui metterete anche tutti gli altri ingredienti. Tritate il salmone affumicato. Denocciolate le olive e tagliatele in 4 parti. Mescolate i vari ingredienti con un pizzico di sale, abbondante pepe e poco olio extra vergine d'oliva. 
Lessate la pasta in abbondante acqua bollente e salata. Scolatela al dente - attenzione perché le farfalle sono insidiose! - e passatela sotto l'acqua corrente fredda per bloccare la cottura. Scolatela accuratamente e versatela nella ciotola con gli altri ingredienti. Spremete il limone direttamente sulla pasta: servirà a non farla incollare! Ricavate delle scaglie dal pecorino e aggiungetele delicatamente alla pasta. Irrorate di olio ma senza esagerare. Lasciatela raffreddare a temperatura ambiente e poi riposare in frigo per almeno un paio d'ore. 

Bruschette con verdure

gentilmente offerte dalla padrona di casa Costanza-zia Coki

Zucchine trifolate
Pomodorini ciliegia e basilico
Tris di verdure (piselli, carote baby e patate lesse)

Pane casereccio



Sulla brace


Rosticciane (o costine o spuntature di maiale)

Spiedini 


NB: i piatti di carta che si intravedono sono concessi e ammessi poiché la padrona di casa, gentilissima e adorabile come sempre, porta con sé un pancione datato 37 settimane!


Ciambelline al vino

Così abbiamo concluso la cenetta: ciambelline pucciate nel Porto!


Ingredienti per circa 30 ciambelline:
500 gr di Farina 00
un bicchiere di Olio di semi (per misurare uso il bicchiere di plastica classico)
un bicchiere e mezzo di Vino bianco
200 gr di Zucchero grezzo chiaro
Pizzico di sale 
8 gr di polvere lievitante



Tenete da parte 50 gr di zucchero. Impastate tutti gli altri ingredienti fino ad ottenere una palla di impasto compatta e non appiccicosa. Ricavate dei salsicciotti di impasto che attorciglierete sovrapponendo leggermente le estremità. 
Preriscaldate il forno a 180°. Pressate leggermente le ciambelline in un piatto con lo zucchero, poi riponetele sulla leccarda rivestita di carta forno.
Cuocete per 20/25 minuti.  

sabato 14 aprile 2012

Le "lingue di cammello" consapevoli


Quella della cucina consapevole non è stata, per me, una scoperta, ma una rivelazione, qualcosa che mi covava dentro da sempre e che sentivo come destinato a manifestarsi inevitabilmente, gradualmente e infine irreversibilmente. 
   
La prima ispirazione è arrivata nell'estate del 2008 a Terracina, da una leggerissima lettura del mio ipocondriaco marito: "Okinawa, l'isola dei centenari". Si tratta di uno studio realizzato da un'equipe di medici che hanno osservato in maniera diretta - per oltre vent'anni - la popolazione più longeva del pianeta (quella dell'isola di Okinawa in Giappone, appunto) mettendo in relazione l'alimentazione e lo stile di vita con lo stato di salute (ottimo) di più di 600 centenari e moltissimi altri giovanottelli sessantenni, settantenni e ottantenni. 
Da quell'estate ho iniziato a pensare a TUTTI gli alimenti che ingurgitavo e alla loro origine e manipolazione industriale... praticamente nella maggior parte dei casi, non c'era quasi più traccia della materia prima.
Le etichette riportano tante notizie che ci sono utili, ma anche informazioni fuorvianti: flavonoidi, polifenoli, licopene, Omega-3,  Lactobacillus casei Shirota, fermenti probiotici... siamo all'esaltazione degli alimenti funzionali! Altri, invece, vengono ingiustamente demonizzati, sull'onda del momento e poco buonsenso.   
Mentre noi - ed è una cosa da prendere molto sul serio, "siamo ciò che mangiamo", molto oltre le considerazioni su gastrodestra & gastrosinistra (vale a dire bresaola vs mortadella!?), i gastroclichés de' noantri (il tiramisù da Pompi, il caffè a Sant'Eustachio, l'aperitivo da Roscioli) e le gastrotendenze (O_O) più disparate, che ci servono da spunto di conversazione e ci fanno sorridere.
Siamo ciò che mangiamo perché quello che mangiamo diventa parte di noi. Punto e basta. Diventa energia o si accumula nel nostro corpo. 
E ci occupiamo abbastanza di una cosa così importante? 
Molte donne si fanno un'idea di quanto sia importante alimentarsi in modo consapevole quando diventano mamme, magari perché scoprono che alcuni alimenti fanno venire le coliche al figlio che viene allattato, o perché sviluppa allergie e intolleranze. Ma per molte altre, invece, non avviene neppure questo; scelgono con cura abbigliamento e accessori, complementi d'arredo e piante da terrazzo, provando e osservando attentamente, passando da un negozio all'altro, e poi fanno la spesa nel minor tempo possibile e di fretta, saltando alcuni fondamentali passaggi per fare una spesa consapevole, finendo per leggere, nella migliore delle ipotesi solo l'etichetta con il prezzo di ciò che acquistano. E magari non hanno tempo per andare al mercato o per scambiare due chiacchiere con chi vende loro il cibo.  
La cucina consapevole non è né comoda, né sbrigativa. Rispetta i tempi della natura e i gusti delle persone. Non serve ad avere capelli più lucidi o a perdere peso, ma a costruire il proprio benessere mettendo uno sull'altro tasselli sani e vitali nel proprio corpo. 

Dopo la scoperta di Okinawa e la ricerca di alimenti integri e di provenienza sicura, cioè dopo aver iniziato a mangiare consapevolmente, ho scoperto che esisteva una "cucina consapevole" e ho incontrato nel web la summa della mia piccola rivoluzione: il pasto nudo.
Questi biscottoni, divertenti da mangiare e di facile realizzazione, che il gamberetto ha simpaticamente battezzato "Lingue di cammello", sono una dichiarazione di fede nella cucina consapevole che dedico a Izn (al secolo Sonia), e sono la prima di molte ricette viste da lei che io, non me ne vorrà, ho fatto mie. 

Lingue di cammello


Ingredienti per piccoli consumatori di biscotti (in caso contrario, raddoppiate le dosi!)


100 grammi di burro di centrifuga

100 grammi di zucchero grezzo chiaro

240 grammi di farina 00
30 grammi di amido di mais
20 grammi di panna liquida
1 uovo
10 grammi di miele
una presa di sale


1/2 cucchiaino di polvere lievitante senza fosfati
una presa di polvere di vaniglia


Lasciate ammorbidire il burro fuori dal frigorifero e al momento giusto lavoratelo a crema con lo zucchero. Se usate il frullatore ad immersione otterrete una bella crema spumosa. Incorporate accuratamente tutti gli ingredienti umidi, l'uovo, la panna e il miele. Aggiungete poi gli ingredienti secchi (la farina setacciata con la polvere lievitante, il sale e la vaniglia) impastando quanto basta ad ottenere un panetto (decisamente morbido) da avvolgere nella pellicola senza pvc e riporre in frigo finché il burro non si rapprende completamente e il panetto risulta duro. 
Tagliate i biscotti da lato più lungo dello spesso di mezzo centimetro. 
Accendete il forno a 180°, riponete in frigo la teglia con i biscotti tagliati e il panetto avanzato. Quando il forno ha raggiunto la temperatura cuocete i biscotti tolti direttamente dal frigo per 10/12 minuti. 
Raffreddateli completamente su una gratella per dolci e sgranocchiate il vostro biscottone a colazione o a merenda, magari spalmato con del gelato al fiordilatte casalingo... (prossimamente nellacucinadelLaFra).

domenica 1 aprile 2012

Cambio casa, anzi cucina!

Da ospite della cucina di Ivan & Ilaria mi sentivo proprio a mio agio non c'è dubbio! Ed ero anche tanto in buona compagnia! Ma forse nellacucinadelLaFra, pur essendo una piccolissima cucina - addirittura un angolo cottura! - e pur non volendo abbandonare il gruppo che tanto l'ha ispirata, ha bisogno di uno spazio tutto suo. 
Eh sì che da qui già mi sembra di parlare con nessuno, ché di foodblog ce n'è fino alla nausa... ma io proprio lo voglio fare, basta tentennamenti e ripensamenti,  in questa mischia mi ci voglio buttare!!! 
Così, la prima merenda del sabato nellacucinadelLaFra:



Apple (strawberry) pie cookies 


Tutto l'inverno che volevo preparare gli apple pie cookies visti qui, ma puntualmente cedevo al fascino delle torte di mele - che adoro - e rimandavo. Di solito quando faccio i biscotti, l'amoredellamamma prevale su ogni mia voglia e finisco puntualmente per accontentare Lui, il gamberetto di casa, per niente goloso e fedelissimo ai collaudati biscotti con le gocce di cioccolato di Serena.
Oggi mentre la frolla riposava in frigo, senza neppure accendere il pc per controllare la ricetta di Deb, ho sbucciato una mela e li ho confezionati.  
L'idea di apple pie obbligava all'uso della cannella, ma oggi per me nell'aria c'era piuttosto aroma di vaniglia...


Ingredienti per circa 20 biscotti:

250 gr di Farina 00
100 gr di Zucchero grezzo chiaro
90 gr di Burro
1 uovo 
un pizzico di sale 
la punta di un cucchiaino di Vaniglia Bourbon in polvere
la punta di un cucchiaino di bicarbonato di sodio
una mela/una decina di fragola di piccole dimensioni  

Impastate la frolla mescolando la farina con lo zucchero, il sale e il bicarbonato nel mixer insieme al burro freddo a pezzetti, fino a ottenere un composto a briciole. 
Unire l'uovo e compattare con le mani l'impasto fino a ricavarne un panetto da lasciar riposare nel frigo avvolto nella pellicola (senza pvc) per circa mezz'ora. 
Nel frattempo procuratevi un tagliabiscotti tondo e uno smerlato (se lo avete), sbucciate la mela, lavate le fragole e tagliate entrambi i frutti a rondelle.
Confezionate i biscotti sigillando i due dischi uno su l'altro con poco albume.


Infornate su carta a 180° per 10/12 minuti e lasciate raffreddare completamente prima di assaggiare. Mi raccomando, perché, potete immaginare la fragolina all'interno che temperatura raggiunge??? 

Con questa ricetta partecipo al primo contest di Cucina Libri & Gatti